Il fondatore

Giovanni Sforza

Giovanni Sforza, il fondatore dell'Archivio di Stato di Massa

Giovanni Sforza (3 luglio 1846, Montignoso), discendente da un ramo secondario della famiglia dei Duchi di Milano, fu il primo direttore dell'Archivio di Stato di Massa.
Giovanissimo, divenne dottore in Lettere presso l'Università di Pisa e scelse la carriera nell'ambito degli Archivi di Stato.

Francesco Bonaini, insigne curatore degli Archivi Toscani e massimo esponente del metodo storico di quella che fu anche la scuola di Cesare Guasti e di Cesare Paoli, lo volle ben presto con sè; e, proprio a Pisa, Sforza svolse i suoi primi compiti di curatore e storico: qui scrisse infatti "Dante e i Pisani" (1868) a cui fece in seguito riscontro l'altro "Dante e la Lunigiana".

Da Pisa si trasferì in seguito all'Archivio di Stato di Lucca sotto la supervisione di un altro maestro illustre, Salvatore Bongi. Fu così che sviluppò l'idea della nascita dell'Archivio di Stato a Massa, vicino al suo paese natale, Montignoso: ne divenne direttore dal 1887 per oltre tre lustri.

Proseguì la sua attività di studio tra Massa e Lucca, muovendosi spesso tra Sarzana, Luni e il Modenese. Il suo interesse per i casi antichi e recenti della storia subalpina lo portarono nel 1903 alla Sopraintendenza degli Archivi Piemontesi. Approfondì qui le sue ricerche sul Risorgimento Italiano: si concentrò sulle notizie relative a personaggi come D'Azeglio, Gioberti, i Durando, Lamarmora, agli eventi tra il 1848 e il 1849 e le prime battaglie d'Indipendenza. Soprattutto, in occasione del primo anniversario della nascita di Cavour, mise in luce con accuratezza un documento significativo come il Patto di Plombières.

Mentre si trovava in Piemonte, fu chiamato a capo dell'Archivio di Stato di Venezia dal novembre 1910 al maggio 1911. In questo periodo si collocava la ricerca che portò alla stesura di "Silvio Pellico a Venezia" nel 1917, una delle opere più famose dello storico.

Fu socio dell'Accademia dei Lincei e stimato dall'Accademia della Crusca dove era stato invitato per tenere un discorso intorno a Domenico Guerrazzi.

Morì a Montignoso l' 1 ottobre del 1922.

Opere

Brani inediti dei Promessi Sposi (prima edizione).

Buona parte della corposa opera di Sforza è situata nelle Accademie delle Società Storiche e letterarie di Lucca, Modena e Venezia, nonché nell'Accadamie delle Scienze di Torino e nella Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lombardia.

Le pubblicazioni, cinquecento circa, sono costituite in parte da contributi per le opere maggiori di storia, letteratura e arte; in parte esse stesse sono opere di storia compiuta: comprendono monografie, ricordi, carteggi, commemorazioni e, in generale, offrono documenti e narrazioni sotto certi aspetti innovativi. I documenti vengono sempre mostrati per intero e sono corredati da un apparato critico forte di confronti e citazioni che integrano ed esplicano la fonte riportata.

Fra i carteggi vale la pena di ricordare i Manzoniani, l' "Epistolario" (1882) con gli scambi epistolari della figlia di Alessandro Manzoni residente a Montignoso, e l'uscita del volume di successo: "Brani Inediti dei Promessi Sposi" (1905), contenente scritti inediti del Manzoni su quello che sarà lo «scheletro», la struttura, dei Promessi Sposi.

Gli studi di Sforza inoltre hanno riguardato le cronache e gli statuti antichi fino ai carteggi a lui più moderni, toccando in pratica ogni regione italiana e ogni argomento d'interesse culturale: dalla storia dell'arte con "I Ricordi dei Pittori di Lucca e degli Scultori di Carrara", alla materia letteraria come gli studi danteschi, il "discorso sul Romanzo Storico ", i libri su Francesco Maria Fiorentini, Pietro d'Avenza, i Grammatici del secolo XVI, Giovanni Fantoni e Silvio Pellico.

Come storico vanno sottolineate opere come "La Patria, la Famiglia e la Giovinezza di Papa Niccolò V " (1884) o il frutto delle sue ricerche in merito alla zona di Luni: "Distruzione di Luni nella leggenda e nella storia".
Pubblicazioni sulle grandi figure ottocentesche come Garibaldi, Mazzini, i Bonaparte e i carteggi su Cavour, evidenziano lo spirito critico liberale e patriottico, ma allo stesso tempo imparziale verso la memoria di tutti coloro che furono partecipi della lotta per l'unità e l'indipendenza d'Italia, di Giovanni Sforza.